Mi scrive Orsacchiotta90*

ma è vero che nelle collane del codice a barre c’entra qualcosa quel cantante che se incontra degli sconosciuti alla fermata dell’autobus gli racconta che è stato all’asilo col batterista di quell’altro gruppo canadese lì? BOICOTTARE

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Cara Orsacchiotta,
quando avevo la tua età il direttore di quella collana, là, era uno dei miei idoli.

Ma no, forse idolo è riduttivo. Era un guru, un maestro di vita, un punto d’arrivo, un modello da seguire. Bada che se uso l’imperfetto non è perché col tempo io sia maturato ed abbia imparato a fare a meno di questo tipo di figura - non me ne viene in mente una distinta per il presente, ma se non c’è ci sarà a breve. Posso essere convinto che se certe cose sono cambiate nella mia vita sentimentale è stato in buona parte merito di Hank Moody (modello di vita, etc), e dopo aver visto in azione Cal Lightman non ho più guardato in maniera neutra alcun arricciamento di labbra - etc.
All’epoca il tizio faceva quel programma terribilmente figo su quella tv milanese che si occupa di musica e che tutti guardavamo. Quel programma che serviva, come raccontò a una presentazione a cui era andato il mio coinquilino (anche il mio coinquilino è stato postadolescente), non ad ammaliare gli alternativi ribelli alla programmazione convenzionale, ma a veicolare la pubblicità di costosissimi status symbol basati sulla figaggine al pubblico dei trentenni aspiranti fighi più maturo (nel senso di agé) della media del pubblico-base.

Poi tizio, non so se lo sapevi (o se lo ricordi) ha provato uno show più audace sullo stesso canale (si era già dato, in contemporanea, ad un revival midcult molto più piacevole di qualunque polpettone possa confezionare fabiofazio), ha dato vita ad una splendida serie di documentari intelligenti dalle riprese sensazionali (per inciso, volessi mai, attualmente ho un cofanetto di quei documentari ad ammuffire nella mia libreria felsinea. Spero solo figuratamente, ammuffire), ha tentato un film che a breve dovremmo vedere (ma che pare riuscito a metà), si è dato all’arte e, con la stessa casa editrice, al recupero di uno scrittore italiano dimenticato tra le polemiche di alcuni parenti (cito qui, ma ricordo una lunga intervista, credo sul Mucchio) e le bonarie maledizioni dei giovani squattrinati per il prezzo degli stessi (hint: se ne trovano a chili da Melbook Outlet al 50%).
Quella casa editrice ha avuto e ha l’attenzione e il coraggio di pubblicare una grossa serie di libri argutamente mirati ai twenty-something impegnati a vario titolo nel lavoro intellettuale (o aspiranti tali). Scelte intelligenti, ma che mostrano al fianco a possibili accuse, probabilmente impietose, di civetteria intellettuale, inclinazione radical-chic, milanesità hipster.

Ovvero: a me quella casa editrice là piace tantissimo e quel cantante solo in alcuni contesti, ma ci si può lamentare se Dave Grohl collabora con Lemmy?
Certo lui è Dave Grohl. Ma in sé ha sempre avuto un po’ di Lemmy.



* il nome della persona coinvolta e financo alcune sfumature semantiche della domanda sono state modificate per proteggere la privacy dell’interessata - pur mantenendo intatto il senso originale del tutto.